Enrico Zulian

Materia, spazio, visione: l’equilibrio progettuale di Antonello Finiture

Da oltre dieci anni partner di Etoile, Antonello Finiture racconta un approccio all’interior che unisce tecnica, estetica e cultura del progetto

Nel progetto contemporaneo, la qualità dello spazio nasce da un dialogo sempre più stretto tra visione architettonica e competenza tecnica. È in questa intersezione che si colloca Antonello Finiture, realtà specializzata nella realizzazione di finiture per interni ed esterni, capace di affiancare progettisti e committenza lungo tutto il processo: dalla scelta dei materiali fino alla messa in opera.

Un approccio che trova piena espressione anche nella collaborazione con Etoile, di cui Antonello Finiture è rivenditore storico da oltre un decennio. Un rapporto costruito nel tempo, fondato su affinità progettuali e sulla condivisione di un’idea evoluta dello spazio, in cui le pareti non sono più semplici elementi divisori, ma dispositivi architettonici capaci di definire luce, acustica e identità degli ambienti.

Con questa intervista a Enrico Zulian di Antonello Finiture, entriamo nel merito di un metodo di lavoro che coniuga ingegnerizzazione, personalizzazione e qualità esecutiva.

La collaborazione con Etoile attraversa oltre un decennio di progetti: quali convergenze, tra visione e metodo, ne hanno sostenuto la continuità nel tempo?

La collaborazione con Etoile è iniziata nel 2010, quindi dura ormai da circa sedici anni. Fin dall’inizio cercavamo un partner solido, capace di coniugare affidabilità e ampiezza di gamma dei prodotti. In questo lungo percorso abbiamo vissuto insieme anche l’evoluzione del mercato: all’inizio erano più richiesti prodotti come le “vecchie” Ritmica e Metrica, mentre la parete monolitica, per come la intendiamo oggi, era ancora agli albori. La convergenza che ha sostenuto il rapporto nel tempo è stata proprio la capacità di evolvere tecnicamente, restando però fedeli a una qualità costante. È questo che ci ha permesso di affrontare anche sfide progettuali via via più complesse.

All’interno della gamma Etoile, esiste una soluzione che considerate particolarmente rappresentativa del vostro approccio progettuale? Quali caratteristiche la rendono, per voi, distintiva rispetto agli altri competitor?

La gamma di Etoile è molto vasta, ma le nostre esigenze interne ci portano a concentrarci su alcune tipologie di prodotto in particolare. Direi che il 70-80% dei nostri ordinativi si basa soprattutto sulla parete Unica, nelle sue tre varianti, SC1, SC2 e SC3. Si tratta di una parete monolitica che, con un unico profilo, riesce a supportare tre tipologie di vetro, rispondendo così a diverse esigenze di isolamento acustico. Il vantaggio è che, pur cambiando la prestazione, l’estetica resta invariata: con un unico profilo si mantiene un’immagine minimale e coerente in tutto il progetto, con la possibilità di modulare anche il costo a seconda degli ambienti, scegliendo per esempio di investire di più in una sala riunioni o in un ufficio direzionale. Tra i prodotti che consideriamo più rappresentativi c’è anche la parete attrezzata Quadra, che funziona come un’armadiatura e consente diverse applicazioni: divisori a tutt’altezza con la possibilità di inserire schiene acustiche, mobili copri-fancoil  utili anche per mascherare impianti o ventilconvettori all’interno degli uffici.

Flessibilità, comfort acustico, controllo della luce naturale: temi centrali nel racconto dello spazio ufficio. Nella vostra esperienza, quali parametri si rivelano davvero determinanti nello scegliere un sistema Etoile?

Oggi l’acustica non è più un optional: è il cuore del comfort in molti ambienti di lavoro. Con i sistemi Etoile riusciamo a raggiungere valori di eccellenza proprio sotto questo profilo. Per esempio, da circa un paio d’anni, una delle porte che utilizziamo di più oltre a quella cieca e all’intelaiata sottile è l’ intelaiata media: con una struttura perimetrale robusta, ma piuttosto contenuta, riesce a garantire valori acustici elevati. Può montare un vetro da mm 6+6 con pvb acustico, avere cerniere a scomparsa, la chiusura inferiore a ghigliottina e offrire una serie di dettagli che fanno davvero la differenza in questo settore. Un altro must di Etoile è l’integrabilità tra i vari sistemi. Non si tratta di prodotti isolati e fini a sé stessi: si può combinare la parete monolitica con la parete attrezzata o cona sistemi più tradizionali come la parete Metrica, costruendo configurazioni molto flessibili e coerenti tra loro.

Il progetto contemporaneo richiede un equilibrio sempre più sottile tra qualità estetica e performance tecnica: come si articola, nel vostro lavoro, questo dialogo?

La personalizzazione è un valore importante. L’estetica è anche un modo per distinguersi, quasi un biglietto da visita. Entrando nel dettaglio, la possibilità di Etoile di offrire qualsiasi colore RAL per i profili, così come finiture ossidate, brillantate effetto cromo, fino all’integrazione della parete in legno, ci permette di sviluppare progetti sartoriali. Questo approccio offre una reale libertà creativa, perché consente di customizzare ogni progetto sulla volontà del cliente e di renderlo diverso di volta in volta.

Guardando alle trasformazioni in atto, quali traiettorie immaginate per l’evoluzione degli spazi di lavoro nel prossimo futuro?

Fare previsioni richiederebbe una sfera di cristallo, ma credo che, accanto al tema dell’acustica, già oggi molto rilevante, emergerà sempre di più un’integrazione tecnologica legata alla sicurezza, all’antisismica e ad altri requisiti che in Italia non sono ancora regolati da una normativa davvero tassativa. Tuttavia, si cominciano già a vedere test e sperimentazioni su alcuni prodotti in questa direzione. Inoltre, credo che vedremo sempre più pareti integrate con altri elementi, come l’illuminazione o tende automatizzate. A questo proposito Etoile ha sviluppato E.Box  la linea di phone booth di cui abbiamo già effettuato alcuni ordinativi che permette di creare spazi riservati all’interno degli uffici senza rinunciare alla luminosità e al confort. La parete, quindi, sarà pensata sempre meno come elemento a sé e sempre più come parte di un sistema coordinato con altre componenti dello spazio.