LEROY MERLIN

Da LEROY MERLIN l’attenzione prende forma

Trasparenza, acustica e misura progettuale nei nuovi uffici al World Trade Center di Lisbona

Il nuovo headquarter iberico di LEROY MERLIN al World Trade Center di Lisbona si misura, prima di tutto, con una questione di layout: Come si distribuisce un’organizzazione complessa su una pianta aperta, garantendo simultaneamente visibilità collettiva, controllo acustico e identità spaziale riconoscibile? Dvilux, partner storico di Etoile nel mercato portoghese, ha risposto con una scelta progettuale precisa: strutturare l’intero piano attraverso un sistema di divisori vetrati che governa lo spazio.

La sequenza degli ambienti restituisce con chiarezza la logica del progetto: un corridoio distribuisce l’accesso a sale riunioni, workroom, aree di concentrazione individuale, tutti racchiusi entro partizioni a tutta altezza con montanti verniciati in nero. La griglia che ne risulta non è neutra: ha un ritmo, una cadenza, una direzione. Organizza il campo visivo senza occluderlo, separa le funzioni senza isolarle, e costruisce una leggibilità planimetrica che si traduce immediatamente in orientamento per chi lo abita.

Il sistema Ritmica D2 come ossatura spaziale

La scelta del sistema vetrato Ritmica D2 non è accessoria al progetto: ne è la struttura portante in termini compositivi. Si coglie immediatamente come il sistema consenta di costruire prospettive controllate: le trasparenze si sovrappongono a distanze diverse, creando una stratificazione visiva che dà profondità agli ambienti senza generare dispersione. Le porte nere opache a tutta altezza introducono un elemento di cura materica che bilancia la freddezza potenziale del vetro e del metallo.

Ritmica D2 è un sistema sviluppato per rispondere alle esigenze di ambienti ad alta densità visiva: profili sottili, giunzioni pulite, prestazioni acustiche integrate nella lastra stessa. Negli spazi LEROY MERLIN questa doppia natura, estetica e tecnica, trova applicazione coerente. Le sale di concentrazione che si aprono sul corridoio sono percepibili ma non invasive; il lavoro che vi si svolge è visibile ma non esposto. È esattamente questo equilibrio che il progetto ha cercato di costruire: trasparenza come principio di governo dello spazio, non come assenza di confini.

Acustica come qualità invisibile

Uno degli aspetti più rilevanti da leggere nell’esperienza quotidiana degli spazi, è la gestione acustica. In un open space ad alta trasparenza visiva, il controllo del suono rappresenta la sfida tecnica più complessa: ciò che non divide visivamente deve comunque filtrare, attutire, contenere. L’integrazione di materiali fonoassorbenti in PET, nei pannelli a soffitto, nei rivestimenti di parete, nelle campate non vetrate, costruisce un equilibrio che si percepisce nella qualità silenziosa dell’ambiente, anche in presenza di persone al lavoro. Il PET riciclato è oggi uno dei materiali più ricorrenti nel workspace design contemporaneo non soltanto per le sue certificazioni ambientali, ma per la versatilità estetica: può assumere colorazioni, texture, spessori differenti, integrandosi con i sistemi vetrati senza soluzione di continuità visiva.

I phone booth come micro-architetture di concentrazione

All’interno del piano, i phone booth, cabine acustiche autonome destinate alle telefonate, alle videocall, al lavoro che richiede isolamento, svolgono una funzione che va oltre la loro dimensione fisica. Sono dispositivi che restituiscono all’individuo una porzione di spazio privato all’interno di un ambiente collettivo e trasparente; rispondono a un’esigenza reale del lavoro contemporaneo, quella della concentrazione non programmabile, del momento in cui occorre sottrarsi alla visibilità condivisa senza allontanarsi dal flusso operativo.

Coerenza come valore progettuale

LEROY MERLIN ha trovato in questo progetto uno spazio che risponde a un preciso modello di lavoro: aperto alla collaborazione ma capace di proteggere la concentrazione, visivamente continuo ma acusticamente differenziato, formalmente rigoroso ma percettivamente confortevole. Divilux ha tradotto queste esigenze in un sistema spaziale funzionante, in cui la tecnologia dei prodotti Etoile non è mai fine a sé stessa, ma è al servizio di una qualità ambientale concreta e misurabile. È questo, forse, il senso più preciso della parola progetto: non la somma dei componenti, ma il risultato della loro relazione.